Simposio su San Giuseppe - Messico 2013

15.10.2013 08:05
Il Simposio internazionale su san Giuseppe si è tenuto nel 2013 dal 29 settembre al 6 ottobre. Si celebra ogni quattro anni e stavolta – all’undicesima edizione – si è svolto in Messico. Colpisce l’amore di questo popolo per il padre terreno del Signore, onorato col titolo che lo distingue “el Señor san José”. Colpisce in particolare la devozione che ha per san Giuseppe la città di Guzmàn, l’antica Zapotlàn nello Stato di Jalisco, a cui è dedicata la diocesi e la sua cattedrale. Il primo giorno viene giù un bell’acquazzone. Salta forse la celebrazione d’apertura? Macché. Qui non c’è pioggia che tenga. Possono esserci pure tempesta, lampi e tuoni, ma il corteo e la sua festa sono fuori discussione. Gli applausi per i simposisti sono calorosi. La domenica conclusiva è impressionante l’imponente processione, con una lunga serie di gruppi e danzatori, che al ritmo di sonagli, tamburi,  nacchere, canti e balli, si susseguono con gioia. Alcuni sono indigeni e si esibiscono con costumi precoloniali e tribali. Si grida continuamente, da parte di uomini e donne, bambini, giovani e anziani: “Viva el Señor san José, viva la Virgen Maria, viva el Niñito Jesùs, viva la Sagrada Familia!”. La folla risponde “Viva!”, con convinzione e fervore, esultando al passaggio delle venerate statue della Madonna e di san Giuseppe col Bambino, portate a spalla tra un mare di gente. Molti indossano maschere e gettano coriandoli, si mettono al collo corone di fiori sgargianti, salgono sui carri, offrono qualcosa da mangiare e da bere, salutano festosamente. Tra i colori prevale il giallo e il verde, non a caso simboli del Patrono, espressi anche nel logo, negli striscioni e nei manifesti. Non è carnevale, è la festa di san Giuseppe, amato e onorato con grande affetto e devozione. Tutta la città è mobilitata, per amore del suo santo. Ci sono le autorità civili e religiose, il vescovo e il sindaco, l’ultimo giorno anche il nunzio apostolico. Una manifestazione di pietà popolare veramente bella e indimenticabile, che raccoglie migliaia e migliaia di persone.
 
All’apertura del simposio si legge il messaggio augurale inviato da papa Francesco con la sua benedizione. Durante la settimana si susseguono le relazioni dei conferenzieri, nell’aula magna dell’arioso seminario diocesano. Sono 42, distribuite in cinque giorni, con studiosi giuseppini, religiosi e laici, provenienti dal Messico, dagli Stati Uniti, da Canada, Salvador, Brasile, Cile, Spagna, Francia, Germania, Polonia e Italia. Il centro studi san Giuseppe dei Giuseppini del Murialdo ha partecipato con una relazione su “San Giuseppe nell’ultimo Capitolo generale” presentata da p. Tullio Locatelli, da quella di p. Angelo Catapano sulla paternità educativa del Custode del Redentore e da quella di Stefania Colafranceschi sull’iconografia del “Nutritor Domini”. Sono state apprezzate per il loro taglio originale. Si è spaziato sulla figura di san Giuseppe, “custode della vita e dell’amore” – secondo il tema generale previsto dal simposio - approfondita attraverso varie sfaccettature: teologia ed esegesi, pastorale e spiritualità, liturgia e arte, agiografia e tradizione popolare. Si segnalano come padroni di casa gli interventi di Josè Luis Huerta e di Alfredo Monreal su San Josè di Zapotlàn, custode della vita degna e a protezione dalle calamità naturali (terremoti, pestilenze ed eruzioni): storico il giuramento della popolazione a cominciare dal sisma del 1742. Promotori del simposio sono stati i Missionari di San José del padre Vilaseca: interessanti le relazioni di Salvador Osnaya (“llama de amor ardente”), di Ambrosio Garcia (“l’amore umano di Maria e Giuseppe”), di Miguel Angel Aguilar (“la giustizia di san Giuseppe”) e di Gabriel Rodriguez (“san Giuseppe rappresentante di Dio in terra”); è da notare pure l’intervento dei seminaristi Leopoldo e Alejandro dal punto di vista dei giovani (“san Giuseppe e la gioventù”). Buona la partecipazione degli Oblati di san Giuseppe: bella la presentazione offerta dal padre generale Michele Piscopo (“san Giuseppe Marello e il carisma giuseppino”), come pure la proposta di Larry Toschi (“il Rosario dei Santi Sposi, il miglior modo di divulgare popolarmente una giosefologia cristocentrica”) e la relazione di Tarcisio Stramare (“le due Trinità, celeste e terrestre, fondamento della teologia della famiglia”). Infine hanno parlato, tra gli altri, Sandra de Arriba (“Giuseppe e Gesù: iconografia della relazione del figlio con il padre”), Kristof Konecki (“assenza e presenza di san Giuseppe nella liturgia di oggi”), Germàn Rovira (“la fede di san Giuseppe”), Carlos Saravia (“san Giuseppe custode della nuova alleanza”) e Daniel Picot (“una parola di san Giuseppe per l’umanità alla fine dei tempi”).
           
 
Tutte le sere le solenni celebrazioni eucaristiche in cattedrale hanno impresso un tono di preghiera e raccoglimento. Non è mancata l’inaugurazione di una bella statua di san Giuseppe al seminario diocesano, una giornata di gita a Guadalajara e a Zapopan, lo spazio per un concerto sinfonico e una serata culturale. Al di là dei contenuti dottrinali, pur consistenti e significativi, rimane nel cuore l’esperienza vissuta come famiglia Giuseppina, che supera le lingue e i confini geografici, che si estende a tutto il mondo nel nome di san Giuseppe, considerato vero padre di tutti. L’amore per il santo Sposo di Maria, vivamente tangibile e palpabile nei giorni trascorsi al simposio, si è fatto concreto specialmente nella testimonianza di fervore giuseppino dei Missionari di padre Vilaseca. Addirittura commovente si può definire l’ospitalità e l’accoglienza ricevuta, grazie pure al servizio accorto e all’affettuosa disponibilità dei seminaristi presenti. Si vede che la Santa Famiglia ha portato qui l’amore e l’atmosfera caratteristica della Casa di Nazaret. San Giuseppe si manifesta ancora una volta “maestro silenzioso che affascina, attrae e insegna” (Aparecida 2007 n. 274). L’appuntamento è per il prossimo simposio annunciato per il 2017 in Francia.
 
Angelo Catapano csj