I documenti del Magistero

 

I DOCUMENTI DEL MAGISTERO

Tratto dal Movimento Giuseppino di Padre Tarcisio Stramare

Il pensiero teologico su san Giuseppe ha trovato un forte impulso soprattutto nella voce autorevole dei Sommi Pontefici, i quali hanno messo a fuoco con la luce del Magistero i punti essenziali della teologia giuseppina. Si confronti in proposito la preziosa raccolta di B. BURKEY, Pontificia Josephina. Documents of the Holy See concerning St. Joseph and his Cultus (da Pio IX in poi), pubblicata inCahiers de Joséphologie a partire dal 1962 (vol. X, n. 2).

In lingua italiana sono state pubblicate le seguenti raccolte: ASSOCIAZIONE BIBLICA ITALIANA, Documenti Pontifici su San Giuseppe, Editrice Trevigiana, Treviso 1963; CENTRO DI SPIRITUALITA’ GIUSEPPINA, San Giuseppe nel pensiero di Giovanni Paolo II, Editrice ROTAS, Barletta 2006; G. CITARA, San Giuseppe negli insegnamenti di Paolo VI, Editrice Shalom, Camerata Picena 2008;  MOVIMENTO GIUSEPPINO, San Giuseppe negli insegnamenti di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, Editrice Shalom, Camerata Picena 2011. Sull’Esortazione apostolica “Redemptoris Custos” di Giovanni Paolo II, cf. T. STRAMARE, San Giuseppe, il Custode del Redentore, Ed. Piemme, Casale Monferrato (Al) 1990; ID., San Giuseppe. “Il Custode del Redentore” e l’identità della Chiesa, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2005.

Ecco i documenti pontifìci secondo l’ordine cronologico.

PIO IX:

-con il decreto della S. Congregazione dei Riti Inclytus Patriarcha Joseph (10 settembre 1847) estende alla Chiesa universale la festa del Patrocinio di san Giuseppe, esponendo per la prima volta, sebbene in sintesi, i princip’i della teologia di san Giuseppe;

- nell’allocuzione Maxima quidem (9 giugno 1862) invoca san Giuseppe prima dei SS. Pietro e Paolo, mai accaduto nel passato: “petamus quoque suffragia tum sancti eiusdem Virginis Sponsi Iosephi, tum sanctorum Apostolorum Petri et Pauli…”;

- con il decreto della S. Congregazione dei Riti Quemadmodum Deus  (8 dicembre1870) proclama san Giuseppe Patrono della Chiesa universale; Giuseppe di Egitto è indicato come tipo di Giuseppe di Nazaret;  san Giuseppe è secondo solo a Maria nel potere di intercessione;

— con il decreto Inclytum Patriarcham (7 luglio 1871) viene riconosciuto a san Giuseppe il diritto a un culto superiore a quello degli altri Santi; si ritiene che a san Giuseppe furono concesse da Dio grazie speciali per il suo stato.

Tra le opere che testimoniano la devozione di Pio IX verso san Giuseppe segnaliamo:

- il grandioso affresco di F. Podesti, nella Sala dell’Immacolata in Vaticano, il quale, mentre ricorda la definizione e la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, rappresenta anche San Giuseppe significativamente inserito, per volontà del Pontefice, tra san Pietro e Gesù;

 

- il gruppo monumentale che in Piazza di Spagna sostiene la colonna dell’Immacolata, fatta erigere due anni dopo la proclamazione del dogma, dove un bassorilievo rappresenta il “Sogno di san Giuseppe”;

- il prezioso arazzo, fatto disegnare da F.Grandi nel 1871 ed eseguito da P. Gentili, dove il patrocinio di san   Giuseppe è simboleggiato da due angeli che presentano  al Santo il decreto pontifìcio e la Chiesa;

- una medaglia, fatta coniare nel 1876, nella quale è rappresentato san Giuseppe tra la Chiesa e la santa Famiglia, con l’iscrizione: «losephus Mariae V. Sponsus Ecclesiae Cath. Patronus datus 1871».

PIO IX E SAN GIUSEPPE

LEONE XIII:

- nella prima allocuzione al collegio dei Cardinali (28 marzo 1878) pone il suo pontificato sotto «la potentissima protezione di san Giuseppe, celeste Patrono della Chiesa»; lo ripete nella prima enciclica (21 aprile 1878);

- nell’enc. Aeterni Patris (4 agosto 1879) termina chiedendo di pregare «purissimum Virginis sponsum B. Josephum»;

- nell’enc. Sancta Dei civitas (3 dicembre 1880), dopo Maria raccomanda «purissimum eius Sponsum, quem plures missiones iam sibi praestitem custodemque adsciverant et nuper Apostolica Sedes universae Ecclesiae Patronum dedit»;

- nella lettera ap. Militans lesu Christi Ecclesia (12 marzo 1881) affida a san Giuseppe il Giubileo straordinario da iniziarsi il giorno della sua festa;

- nell’enc. Diuturnum (29 giugno 1881) ricorda «S. losephum castissimum sponsum eius, cuius patrocinio plurimum universa Ecclesia confidit»;

- nell’enc. Etsi nos (15 febbraio 1882) invoca Maria «una cum sanctissimo Sponso eius losepho, custode et patrono gentium christianarum»;

- nell’enc. Humanum genus (20 aprile 1884) ricorda: «item losephum Virginis sanctissimae Sponsum, Ecclesiae catholicae patronum caelestem salutarem»;

-nell’enc. Quamquam pluries  (15 agosto 1889) espone tutta la dottrina su san Giuseppe, dai fondamenti della sua dignità fino alla ragione singolare per cui merita di essere proclamato patrono di tutta la Chiesa, modello e avvocato di tutte le famiglie cristiane;

— nella lettera ap. Quod paucis abhinc (28 gennaio 1890) concede alla Spagna e ai suoi domini di celebrare la festa di san Giuseppe come giorno di precetto, poiché «hunc sane honorem beatissimo Viro deberi nemo est qui non videat»;

— nella lettera ap. Quod erat (3 marzo 1891) afferma che, per conservare il patrimonio della fede e per vivere cristianamente, «nulla è più efficace che meritarsi il patrocinio di san Giuseppe e così ottenere ai devoti del suo castissimo sposo il favore di Maria, Madre di Dio»;

- nella lettera ap. Neminem fugit (14 giugno 1892), con la quale istituisce canonicamente la Pia Associazione Universale delle Famiglie consacrate alla Sacra Famiglia di Nazaret, afferma la partecipazione intima di Giuseppe alla suprema dignità della santa Famiglia.

Leone XIII, un grande Papa Giuseppino

PIO X:

San Pio X

-nell’enc. E supremi apostolatus (4 ottobre 1903) conclude «monentes insuper ut deprecatores etiam adhibeantur castissimus Dei Matris Sponsus catholicae Ecclesiae patronus».

BENEDETTO XV:

- nel Motu Proprio Bonum sane (25 luglio 1920), scritto in occasione del 50° anniversario della proclamazione di san Giuseppe a Patrono della Chiesa universale, ricorda la necessità e l’efficacia della devozione a san Giuseppe come rimedio ai problemi del dopoguerra e ne propone le virtù in modo speciale ai poveri e ai lavoratori;

Benedetto XV

- raccomanda, inoltre, le associazioni istituite per supplicare san Giuseppe in favore dei moribondi, poiché «egli è ritenuto meritatamente il loro più efficace protettore, essendo spirato con l’assistenza di Gesù e Maria»;

- nell’enc. Spiritus Paraclitus (15 settembre 1920), trattando del linguaggio usato nella S. Scrittura osserva che, «quando uno scrittore chiama san Giuseppe padre di Gesù, indica chiaramente in tutto il corso della sua narrazione come intenda questo nome di padre».

PIO XI:

nell’allocuzione del 21 aprile 1926 insegna come il titolo di Patrono della Chiesa appartenesse a san Giuseppe già dal tempo in cui era capo della santa Famiglia;

- nell’allocuzione del 19 marzo 1928 sostiene la superiorità di san Giuseppe su san Giovanni Battista e san Pietro;

Pio XI

- nell’allocuzione del 23 maggio 1929 propone Maria e Giuseppe come il primo divino esempio dell’educazione cristiana;

- nell’allocuzione del 19 marzo 1935 mostra la connessione di san Giuseppe con l’unione ipostatica, da cui deriva la sua potenza d’intercessore;

- nell’enc. Ad sacerdotii catholici (20 dicembre 1935) afferma «Divinus Magister… inde a teneris unguiculis in Nazarethana domo cum Maria et losepho, virginibus utrisque, educari voluit»;

- nell’enc. Divini Redemptoris (19 marzo 1937) propone san Giuseppe come modello e patrono degli operai di fronte al comunismo;

- nell’allocuzione del 19 marzo 1938 riconosce all’intercessione di san Giuseppe il titolo di «onnipotente».

PIO XII:

- nell’allocuzione Si nobis suave  (1 maggio 1939) ricorda san Giuseppe: “auspice et praelucente Sancto Joseph, Beatae Virginis Sponso et Ecclesiae Patrono, cuius sollemnitatem hanc per hebdomadam celebramus…”;

-nell’allocuzione del 10 maggio 1939 dice che Maria “ha provato tutte le ineffabili gioie della convivenza domestica, allietata dall’amore più puro di uno sposo castissimo e dal sorriso e la tenerezza di un Figlio che era al tempo stesso Figlio di Dio”;

- nell’allocuzione del 10 aprile 1940 descrive san Giuseppe nella sua funzione di capo di famiglia;

Pio XII

- nell’enc. Mediator Dei (20 novembre 1947), tra le iniziative e le pratiche pie, non strettamente connesse con la sacra Liturgia, che hanno contribuito alla evoluzione e ai mutamenti dei riti, indica il culto più esteso e più fervido della Vergine Madre di Dio e «del suo purissimo Sposo»;

- nella Costituzione Exul Familia (1 agosto 1952) considera nel decreto dell’incarnazione il Figlio “una cum Virgine Immaculata Matre pioque Custode”.

- nell’enc. Sacra Virginitas  (25 marzo 1954), a proposito del celibato sacerdotale cita san Pier Damiani, secondo il quale «il nostro Redentore amò tanto l’integrità del pudore, che non solo nacque da un utero verginale, ma volle essere trattato  da un nutrizio vergine»;

P. Annigoni, 1960, Basilica di S. Lorenzo, Firenze

- nel discorso del 1° maggio 1955, in occasione del X anniversario delle ACLI, ripropone san Giuseppe come patrono e modello degli operai (11 marzo 1945) e istituisce la festa liturgica di san Giuseppe operaio;

 - nell’enc. Haurietis aquas (15 maggio 1956) descrive i rapporti familiari di Gesù con Giuseppe: «Palpitava altresì di amore il Cuore del Salvatore, sempre in perfetta armonia con gli affetti della sua volontà umana e con il suo amore divino, quando egli intesseva celestiali colloqui con la sua dolcissima madre, nella casetta di Nazaret, e col suo padre putativo Giuseppe, cui obbediva prestandosi come fedele collaboratore nel faticoso mestiere del falegname»;

 - in una preghiera per le vocazioni sacerdotali (30 ottobre 1957) invoca san Giuseppe come «esempio perfetto di corrispondenza alle chiamate divine»;

 - nel radiomessaggio del 19 febbraio 1958 agli alunni delle scuole cattoliche americane inculca la devozione a san Giuseppe, del quale descrive l’ufficio, la santità e la personalità.

GIOVANNI XXIII:

- nella lettera ap. Le voci del 19 marzo 1961 riassume gli atti dei precedenti Pontefici in onore di san Giuseppe e lo nomina protettore del Concilio ecumenico Vaticano II;

- nell’esortazione ap. Sacrae laudis (6 gennaio 1962), considerando

A.Funi, 1963, Basilica di S. Pietro

come nel periodo natalizio si presenta molto spesso alla mente «san Giuseppe insieme alla sua augustissima Sposa», osserva: «Chi, infatti, più convenientemente del sacerdote può familiarizzare con san Giuseppe, cui datum est Deum… non solum videre et audire, sed portare, deosculari, vestire et custodire» (Missale Romanum, Praeparatio ad Missam);- nel solenne discorsodi apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962), subito dopo aver invocato l’intercessione di Maria, prosegue: “insieme col tuo Sposo San Giuseppe”;

- con il decreto della Sacra Congregazione dei Riti De S.Joseph nomine Canoni Missae inserendo (13 novembre 1962) ordina che «infra Actionem post verba: “Communicantes… Domini nostri Jesu Christi”, haec addantur: “sed et beati Joseph eiusdem Virginis sponsi“».

PAOLO VI

— nella cost. Lumen Gentium (21 novembre 1964) accoglie l’inserimento di san Giuseppe nel Canone: «Quando celebriamo il sacrificio eucaristico ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste comunicando con essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre vergine Maria, ma anche del beato Giuseppe e dei beati Apostoli e di  tutti i Santi» (n. 50);

— il rapporto tra san Giuseppe e il mondo del lavoro viene ancora trattato il 19 marzo e il 1° maggio 1965;

— nell’omelia del 19 marzo 1966, in coincidenza con il conferimento della pienezza del sacerdozio a quattro nuovi vescovi, esalta la grandezza di san Giuseppe per la sua totale dedizione al servizio di Cristo con amore e per amore;

— il 22 maggio 1966, per commemorare il 75° anniversario della Rerum Novarum, invia ai direttori del Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani una medaglia rappresentante Gesù e Giuseppe al lavoro, con la scritta: «Cum esset Filius Dei  putari fabri fìlius voluit»;

-nell’esortazione apostolica Signum magnum(13 maggio 1967), trattando della verginità perpetua di Maria (“Quae et in partu et post partum virgo permansit”), presenta la vita santa di Maria come “vita castissimae sancti Joseph Sponsae”. Si tratta del primo documento mariano postconciliare nel quale si fa esplicito riferimemto allo sposo si Maria;

— nell’omelia del 19 marzo 1968, san Giuseppe è indicato come introduttore al Vangelo

Incoronazione, 1963, Avila

delle beatitudini e come esempio di docilità e prontezza di obbedienza nell’accettare ed eseguire la volontà di Dio;

 

— nell’omelia del 19 marzo 1969, l’esistenza di san Giuseppe viene ulteriormente presentata come un olocausto alle esigenze della venuta del Messia e come tipo del Vangelo annunciato da Gesù quale programma per la redenzione dell’umanità;

— all’Angelus del 19 marzo 1971 mette in evidenza la missione provvidenziale di san Giuseppe nella storia della salvezza;

— nell’esortazione ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974) scrive che la Chiesa «nella festa della santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe riguarda con profonda riverenza la santa vita che condussero nella casa di Nazaret Gesù, Figlio di Dio e figlio dell’uomo, Maria, sua madre, e Giuseppe, uomo giusto» (n. 5);

 

— nell’omelia del 19 marzo 1975 svolge il significato della presenza di san Giuseppe nella famiglia di Nazaret e nella famiglia cristiana.

 

GIOVANNI PAOLO II:

- nell’enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979) inserisce san Giuseppe nel cuore della Redenzione: «La croce del Calvario, per mezzo della quale Gesù Cristo fatto uomo — figlio di Maria Vergine, figlio putativo di Giuseppe di Nazaret — lascia questo mondo, è al stempo tesso una nuova manifestazione dell’eterna paternità di Dio» (n. 9);

 

- nell”allocuzione del 19 marzo 1980 mette in rilievo che «Dio affida a Giuseppe il mistero, il cui compimento avevano aspettato da tante generazioni la stirpe di Davide e tutta la casa di Israele, ed al tempo stesso affida a lui tutto ciò da cui dipende il compimento di tale mistero nella storia del popolo di Dio»; afferma, inoltre, che «la Chiesa è sempre stata consapevole, e oggi lo è in modo particolare, di quanto fondamentale sia stata la vocazione di quell’Uomo: dello Sposo di Maria, di colui che, dinanzi agli uomini, passava per il Padre di Gesù e che fu, secondo lo spirito, unaincarnazione perfetta della paternità nella famiglia umana ed insieme sacra»; propone san Giuseppe come modello a «tutti i pastori e ministri della Chiesa, perché servano il popolo di Dio con dedizione attiva e generosa, come san Giuseppe servì degnamente il Signore Gesù e la Vergine Madre»;

 

- nell’enc. Laborem exercens (14 settembre 1981) colloca Giuseppe accanto a Gesù: «Questo era pure il “Vangelo del lavoro”, perché colui che lo proclamava era egli stesso uomo del lavoro artigiano come Giuseppe di Nazaret» (n. 26);

 

 - nell’esortazione ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), affida ogni famiglia a Gesù, Maria e a Giuseppe; alle loro mani e al loro cuore presenta l’esortazione stessa, perché siano essi a porgerla ai fedeli e ad aprire i loro cuori alla luce del Vangelo; invoca, infine, la protezione di san Giuseppe sulle famiglie: «Che san Giuseppe, “uomo giusto”, lavoratore instancabile, custode integerrimo dei pegni a lui affidati, le custodisca, le protegga, le illumini sempre» (n. 86);

 

 - nella lettera ap. Parati semper (31 marzo 1985) diretta ai giovani, ricordando la giovinezza di Gesù, nota che le parole del Vangelo in proposito sono brevi, «anche se coprono il periodo di trent’anni da lui trascorsi nella casa di famiglia, a fianco di Maria e di Giuseppe, il carpentiere» (n. 14);

 

- nell’enc. Dominum et vivifìcantem (18 maggio 1986) presenta san Giuseppe sia nell’episodio dell’inizio dell’attività messianica di Gesù a Nazaret, «nella quale aveva trascorso trent’anni nella casa di Giuseppe, il carpentiere, accanto a Maria, sua Madre Vergine» (n. 18) e sia nel racconto dell’annunciazione a Giuseppe (n. 49);

 

- nell’enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987) san Giuseppe è presente in tutti gli episodi dell’infanzia di Gesù, ossia la nascita, la presentazione al tempio, la fuga in Egitto («sotto la premurosa protezione di Giuseppe»), il ritrovamento nel tempio e la vita a Nazaret, dove Gesù «era sottomesso a Giuseppe, perché questi faceva le veci del padre davanti agli uomini»;

 

- nell’enc. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988), Maria, «sposa di Giuseppe», ne coinvolge «la verginità per il Regno» (n. 20);

 

- nell’esortazione ap. Christifideles laici (30 dicembre 1988), datata alla festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, Gesù è designato come «il Figlio del falegname» (n. 14);

 

 — nell’esortazione ap. Redemptoris custos (15 agosto 1989), un’ampia riflessione «sulla figura e la missione di san Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa», pubblicata in occasione del Centenario dell’enc. Quamquam pluries di Leone XIII, colloca chiaramente Giuseppe nel cuore del mistero della Redenzione, sulla stessa linea delle grandi encicliche Redemptor hominis e Redemptoris Mater. Gli episodi evangelici dell’infanzia di Gesù sono considerati nella loro vera luce di «misteri della vita di Cristo», dei quali Giuseppe è ministro. «Mediante l’esercizio della sua paternità, Giuseppe coopera nella pienezza del tempo al grande mistero della Redenzione ed è veramente ministro della salvezza» (n. 8). Il suo esemplare servizio al Redentore è proposto all’intero popolo cristiano perché tenga «sempre dinanzi agli occhi il suo umile, maturo modo di servire e di “partecipare” all’economia della salvezza» (n. 1);

 

— nel discorso ai partecipanti al Convegno Internazionale di studi per il XVI Centenario del Concilio di Capua (24 maggio 1992) afferma: «Maria visse, dopo la nascita di Gesù, in totale e perpetua verginità; e, insieme con san Giuseppe, anch’egli chiamato a svolgere un ruolo primario negli eventi iniziali della nostra salvezza, si dedicò al servizio della persona e dell’opera del Figlio» (n. 6);

 

 

L. Scorzelli, Porta della Preghiera, 1972, Basilica Vaticana

- nella Lettera alle famiglie (2 febbraio 1994) scrive che Giuseppe rivive con Maria, alle soglie della Nuova Alleanza, «l’esperienza del “bell’amore” descritto nel Cantico dei Cantici»; «è grazie anche a Giuseppe che il mistero dell’incarnazione e, insieme ad esso, il mistero della santa Famiglia, viene inscritto profondamente nell’amore sponsale dell’uomo e della donna e indirettamente nella genealogia di ogni famiglia umana» (n. 20). La medaglia ufficiale annuale del XVI anno di Pontificato raffigura sul rovescio la santa Famiglia di Nazaret con la scritta: ANNUS FAMILIAE (in alto) e: MCMXCIV (in basso);

 

- nell’esortazione ap. Vita consecrata (25 marzo 1996) asserisce che «vicina a Cristo, insieme con Giuseppe, nella vita nascosta di Nazaret… la Vergine è maestra di sequela incondizionata e di assiduo servizio» (n. 28).

 

-nella Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte (6 gennaio 2001) ricorda la “nascita verginale di Gesù da Maria, sposa di Giuseppe” (n.18), Gesù “figlio del carpentiere (Mt 13,55)” (n.18), “l’angoscia con cui Maria e Giuseppe hanno cercato Gesù” (n.24).

 

Giovanni Paolo II

 

BENEDETTO XVI

-conclude la Lettera ai Vescovi, ai Presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese (27 maggio 2007) invocando l’intercessione di san Giuseppe insieme a quella di Maria: “Maria Santissima, madre della Chiesa e Regina della Cina… vi accompagni con materna premura e interceda per tutti voi insieme a san Giuseppe e ai numerosi santi Martiri cinesi”.

 

Abbiamo voluto sottolineare la presenza di san Giuseppe nelle encicliche non tanto per l’apporto dottrinale — a volte si tratta di una semplice menzione — quanto piuttosto per il significato che tale presenza assume in esse in riferimento al mistero di Cristo e della Chiesa.

 

Aggiungiamo che nella Prefazione del nuovo Codice di Diritto Canonico, promulgato da Giovanni Paolo II, il 25 gennaio 1983, la retta osservanza delle norme è affidata, dopo l’impetrazione della Beatissima Vergine Maria, Madre della Chiesa, «al suo Sposo san Giuseppe, Patrono della Chiesa».

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato dallo stesso Giovanni Paolo II,  l’11 ottobre 1992, dedica la giusta attenzione ai «Misteri dell’infanzia e della vita nascosta di Gesù», dei quali san Giuseppe è stato «ministro» (nn. 522-534) e invita «ad affidarci a san Giuseppe, patrono della buona morte» (n. 1014).